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L’architettura dell’albero richiama la complessità di un ecosistema e lascia scoprire elementi, percorsi, specificità.
L’albero è una sintesi, dato di partenza e insieme tensione al fine; la sua longevità costituisce la bellezza della sfida alla caducità.
Radici e chioma, terra e slancio, rami e gemme: confini del possibile, del naturale, dell’umano; possiamo individuare i percorsi di crescita, seguire la linfa, cogliere i legami fecondi, la laboriosità dello sviluppo e della conservazione, l’umiltà e la fermezza del suo ancoraggio al quotidiano.
L’Ospedale è come un albero, costituito dal lavoro minuto e dalle alte competenze specialistiche, frutto della scienza dell’uomo: Tronco, luogo che accoglie per “prendersi cura”, e rami, i dipartimenti, fanno sistema:
- Materno infantile - la vita che nasce, alimentata dal grembo materno, nuova “gemma di luce” nell’esperienza sociale della comunità.
- Medicina - la fragilità protetta. Il rampicante tenace e inarrestabile della scienza, che avviluppa e scopre, identifica/diagnostica, consente di intervenire.
- Servizi diagnostici - la capacità di lettura, come per i cerchi della sezione dell’albero, dello stadio di crescita delle patologie, delle debolezze, dei bisogni.
- Chirurgia - la competenza per “mettere mano”, attraverso le più sofisticate tecniche mini-invasive, e riparare la rottura del normale equilibrio dell’organismo.
- Ematologia - il sapore del dono e della gratuità, gocce di resina che rinsalda e alimenta la vita.
- Emergenza/urgenza - le radici spezzate dalla malattia si rigenerano, attraverso il sapiente intervento anche nelle condizioni più difficili, e fanno ritrovare il tempo della vita.
L’Ospedale: la forza dell’efficienza, l’efficacia della cura, l’armonia della persona.
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